Contents
- 1 La connessione tra emozioni e cibo
- 2
- 3
- 4
- 5 Vuoi sapere di più sul percorso con il Health Coach e capire come finalmente realizzare i tuoi obbiettivi?
- 6 Fai una prova gratuita senza alcun obbligo!
- 7 Prenota la tua prima consulenza qui!
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La connessione tra emozioni e cibo
Tutti conosciamo benissimo “la voglia” incontrollata di certi cibi specifici, a volte anche i così detti cibi “sbagliati” come le patatine, i dolci e le bibite gassate… Come regola, in molti regimi nutrizionali o diete, alcune abitudini alimentari, come queste voglie di ciò che non si dovrebbe mangiare, si crede che siano sbagliate. Ma è davvero cosi?
In un percorso nutrizionale che funziona a 360 gradi e si svolge in modo olistico verso la persona, questi abitudini invece hanno un ruolo importante e critico nel comprendere di cosa esattamente “ha bisogno il corpo”, sotto diversi profili.
Può un abitudine “insana” diventare una vera e propria risorsa?
A chi, o a cosa, ti rivolgi quando hai voglia di trovare un pò di comfort, quando hai bisogno di sentirti bene e in equilibrio? Provi ad indossare i tuoi vestiti preferiti? Vai a farti i capelli? O magari ti prepari una tazza di tisana, un buon tè, un bel piatto di pasta fatta in casa? Desideri un abbraccio e il calore del tuo amato? O forse semplicemente prendi il telefono per sentire la voce riassicurante dalla tua mamma o del tuo caro amico lontano?
Come essere umani siamo programmati istintivamente dalla brama di soddisfare alcuni bisogni di base quali la sete, la fame, il desiderio di un riparo, di calore, di amore. Quando uno di questi elementi viene a mancare il nostro corpo prova disagio e desidera recuperare uno stato di comfort per ristabilire il suo senso di equilibrio.
E’ importante ricordare che i disordini alimentari (ovvero il nostro modo di mangiare che è legato alle emozioni) non sono la radice del problema ma solo il “sintomo” del vero problema che spesso “non ha nulla a che fare con la nostra dieta”. La maggior parte delle persone che si lasciano coinvolgere da questo disordine alimentare sono persone “emotive”, molto sensibili, che lottano con l’elaborazione delle loro reazioni interiori come risposta alla realtà esterna che le circonda. Individui che si rivolgano al cibo per “ammorbidire” la realtà intorno, per calmarsi.
E se per tanti il buon cibo può essere un obiettivo – a chi non piace mangiare bene, gustandosi piatti sfiziosi e deliziosi – per le persone che lottano al livello emotivo con diete, regimi e percorsi e infine “falliscano”, il cibo in realtà è solo un “mezzo”, per soffocare una serie di disaggi. Ma ci sono tanti modi per trovare sostegno e uscire da questo circolo vizioso e diventare davvero liberi dal cibo.
La “Saggezza” della voglia del cibo
Quando insorgono le fitte di disagio, le persone spesso e volentieri si rivolgono al cibo per ripristinare l’equilibrio. Questo meccanismo è chiamato la “Saggezza” della voglia del cibo perché da un punto di vista evolutivo, in realtà è una dinamica illuminante!
Il tuo corpo sa che il cibo è una fonte già pronta a sua disposizione e quindi istintivamente comincia ad avere voglia di cibi ben specifici, proprio per mantenere l’equilibrio. La sfida però si fa ardua quando tu scivoli in un circolo vizioso di eccesso di cibo arrivando all’ossessione alimentare e alla vera e propria punizione di te stesso per le tue abitudini alimentari. Quando infatti la radice del disagio non è in realtà la fame, rivolgerti al cibo non risolve il problema, ti calma solo temporaneamente, ma poi ti innesca e aumenta la sensazione di vergogna e sensi di colpa…
Cosa possiamo fare quando è così? Sicuramente c’è il modo per fuggire da questa spirala e capovolgere la percezione dei sensi di colpa e la vergogna nella comprensione e nell’apprezzamento del nostro corpo e dei segnali che ci manda. Ognuno di noi ha il potere di scegliere se continuare a incolparsi o onorare la bellezza e la unicità del proprio corpo. Piuttosto che rimproverarsi per mangiare quando non si ha fame, o per aver mangiato qualcosa di “sbagliato”, possiamo scegliere di apprezzare il corpo, che è sintonizzato con noi, e ascoltare i suoi segnali. In questo ci vuole davvero tanta accettazione, amore e costanza: la strategia va sperimentata volta per volta, appena si rilevi il disagio emotivo, e non è detto che funzioni sempre quindi bisogna insistere e perseverare nel rimetterla in atto con fiducia. In realtà la strategia è solo una opportunità per trovare altre strategie che ci daranno ancora altri strumenti e altre opzioni per andare avanti, perché impareremo a comunicare con il corpo e ad ascoltare i suoi messaggi.
Quando riconosciamo la saggezza delle voglie del cibo o la voglia dei cibi specifici, e invece dell’auto-giudizio scegliamo l’amore per se stessi, la nostra guarigione inizia. Questo apre la mente per riconoscere e considerare nuovi modi e soluzioni per gestire i momenti di disagio appena questi insorgano. E’ importante ricordare sempre che il cibo non è il “nemico”, è la fonte necessaria per sopravvivere. Ciò che invece dobbiamo aver ben chiaro è “l’eccesso del cibo” che non è altro che un “lifetime pattern”, un modello di vita che come tale probabilmente non se ne andrà mai del tutto via dalla nostra esistenza. Ma l’obiettivo non è questo: il nostro obiettivo è innanzitutto comprendere la nostra relazione con il cibo, diventare consapevoli di questo imparando ad affrontare in modo appropriato le voglie alimentari quando insorgono (soprattutto se legate a disagi).
Riconoscere la relazione emotiva (il disordine alimentare) con il cibo come un “viaggio”
Prima di tutto bisogna ridefinire la nostra relazione con il cibo e far progredire i nostri obiettivi, piuttosto che andare verso la “perfezione”. La chiave per trasformare qualsiasi relazione è andare lentamente, per gradi, riconoscendo che la perfezione non è realistica.
Bisogna comprendere che ci siamo nutriti e abbiamo mangiato basandoci sulla nostra emotività per anni, forse per tutta la nostra vita.
Partendo da questo, dobbiamo mettere sul conto che sperimenteremmo un viaggio, con alti e bassi. Esattamente come ogni altra relazione, andrà avanti attraverso cicli. Quando i tempi sono buoni, è facile affidarsi agli strumenti che abbiamo sviluppato per sostituire “il mangiare emotivo” con uno più equilibrato. Allo stesso tempo, quando affrontiamo un intensa rabbia o tristezza, è normale che siamo sopraffatti dalle emozioni e ricorreremo al cibo. In questi momenti piuttosto che sentirci frustrati è importante invece ricordarci che stiamo facendo il nostro meglio e che stiamo progredendo in ogni momento. Praticare diverse strategie alternative per gestire le nostre emozioni sono di grande aiuto quando i tempi diventano “tosti”.
Onora i tuoi progressi e lascia da parte la “perfezione”.
Torna al “Primary Food”
Il nostro modo di “mangiare emotivo” non deriva da una reale fame; deriva da una carenza o squilibrio nelle aree di primary food (cibo primario) (relazioni, carriera lavorativa/realizzazione professionale, attività fisica, crescita spirituale). E’ quindi necessario individuare quelle aree nel cerchio della vita dove si è accumulata insoddisfazione e le aree dove le cose stanno andando bene – questo ci aiuta a chiarire cosa esattamente sta accadendo nella nostra vita e comprendere di cosa veramente abbiamo voglia (andando oltre il cibo).
Perché la prossima volta, quando senti disagio, è più probabile che ti ricordi le 12 possibile aree, dove potresti sentirti insoddisfatto, invece che solo in un-unica zona, cioè, il secondary food, che è solo la zona del cibo. Se scavi in profondità nell’area problematica, potresti esplorare le cause profonde dei tuoi sentimenti e acquisire nuovi e sani strumenti per gestire la situazione, quando queste voglie incontrollate colpiscono.
Per definizione, le nostre sensazioni sono la risposta fisica corporea degli stimoli esterni. Quando sperimenti sensazioni negative la tua mente rimbalza nella modalità problem-solving senza fermarsi a elaborare le causa che l’ha innescate. Quando si inizia a sperimentare questa “voglia” emotiva di cibo, ci si può addestrare a individuare la vera emozione che si sta vivendo in quel momento e che non ha niente a che fare con la voglia di cibo. Può essere anche di grande aiuto individuare dove esattamente si sente questo disagio a livello corporeo, nominare questa sensazione e scoprire cosa succede dentro di noi. Per esempio tenere un diario dei propri pensieri e sentimenti quando queste voglie colpiscono, è uno dei tanti strumenti. Nel frattempo inizierai a notare dei patterns, modelli di vita, che innescano questa voglia emotiva di cibo, e inizierai a sperimentare nuovi modi per affrontare tutto questo.
Continuare ad andare avanti
Incoraggiare l’amore per se stessi, il pensiero positivo, è molto importante in questo percorso. La stragrande maggioranza di noi intrattiene un dialogo interiore, tra se e se, nello stesso identico modo in cui ci hanno parlato i genitori durante l’infanzia, e purtroppo questo modo di parlare potrebbe non essere stato sempre così gentile, o di auto-approvazione. Dunque uno dei nostri principali lavori è imparare a ri-educarsi, a fare i genitori di noi stessi, per affrontare con amore la nostra emotività, dando e andando verso l’amore per se stessi. Questo significa togliere completamente il giudizio senza concentrarsi sul cosa stiamo mangiando. Ci possiamo prendere cura anche di questo discorso, ma dalla posizione dell’ amor proprio, dopo essere guariti dall’autovalutazione e dall’autogiudizio.
Dobbiamo tanto empatizzare con la cura di sè, questo si che è il nostro cibo primario, in qualsiasi regime alimentare. Avere una mente aperta, la mente del principiante, ci aiuta a comprendere e capire che questo percorso è lento e graduale, sì, ma è la vera e propria guarigione. Coltivare un obiettivo di progresso oltre la perfezione, imparando a rispettare la saggezza del proprio corpo, ci guida verso una visione più sana della vita, una relazione più sana con il cibo, a un livello superiore di salute emotiva.
Importante sarà riconoscere che come individui che soffrono di disordini alimentari, usiamo il cibo per affrontare situazioni scomode o dolorose. Quindi non basta solo cambiare un regime alimentare o, ancora peggio in questi casi, fare una dieta ristretta. Spesso e volentieri, un percorso del genere si svolge in sinergia con uno o più specialisti sul campo professionale di necessità. Ma la cosa più importante è aprirci, con tanto amore, a noi stessi, e permettere che corpo spirito e mente iniziano a guarire.
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